I morti di tutte le specie si impone subito all’attenzione per il grado di maturità stilistica esibito da Silvia Secco. Fin dalla prima lettura colpisce infatti l’alto livello di competenze tecniche messe in gioco: in primo luogo la componente metrico-ritmica e fonosimbolica, molto solida; quindi la capacità di mescolare con equilibrio componenti linguistiche e lessicali che affrancano la scrittura dalle facili maniere, dalle scelte logore, dal “poetese”, e che la rendono invece capace di combinare felicemente linguaggi diversi (il canto, il dialetto, il registro meditativo, il parlato, il romanzo, ecc.); infine la consapevolezza metalinguistica, ossia la capacità di dialogare, anche in chiave ironica, con la tradizione letteraria, con le voci di altri autori (nominati e taciuti) e con le stesse strutture della poesia, producendo al contempo immagini dotate di forte originalità e in grado di confrontarsi con il contemporaneo, realizzando così quell’incontro tra elementi apparentemente inconciliabili l’elemento eterno e quello transitorio della bellezza che si chiede alla poesia moderna da Baudelaire in poi. Un confronto fondamentale e soprattutto necessario per rendere la lingua e la poesia resistente alla contaminazione retorica dei mass media e della “società dello spettacolo”.
È un libro di transiti da un tempo anteriore a un’esperienza tutta viva del presente, questo di Silvia Secco. Ed è anche un libro che, a partire da una consapevolezza collettiva della specie (declinata al femminile), giunge a mettere a fuoco la vicenda esistenziale, appunto narrata in presa diretta, di un Io sensibile. Tuttavia, a differenza di altre esperienze poetiche che inscenano un rapporto di inesausta metamorfosi fra l’umano e il grande scenario del mondo e dei suoi fenomeni, il tempo lineare della psicologia e quello circolare di ciò che chiamiamo Natura (la terra e i suoi frutti, le stagioni e la fenomenologia del cosmo), queste Amarene non si abbandonano mai a una facile soluzione di identità antropomorfica e di correlazione oggettiva d’ascendenza ancora simbolista. Piuttosto, ogni contatto e ogni possibile configurazione di rappresentabilità che provi a intrecciare l’esperienza umana e la molteplicità ciclica dei moti naturali richiede un processo di dolorosissima rigenerazione e di rinascita. Le grandi metafore attorno alle quali si compie la meccanica profonda di questo bellissimo libro a fondamento liturgico – senza mai essere, si badi, confessionale – sono quelle del concepimento, del dolore ad esso connesso e poi del parto e della neve, che funzionano a diversi livelli di metaforicità e di costruzione progressiva del senso. Resta solo da mettere in rilievo l’originalità di un simile lavoro, difficilmente confrontabile con poetiche espresse da una medesima generazione: piuttosto con certi esiti dello Zanzotto più libero da giochi di significante o da echi lacaniani, quello di Dietro il paesaggio o di Vocativo, per intendersi. D’altra parte, agli appassionati e ai lettori di poesia d’ambiente bolognese era nota da tempo la crescita costante di Silvia Secco. Questo libro, per compattezza tematico-stilistica e per intensità intonativa, la consacra ai livelli più alti della poesia di oggi. (Alberto Bertoni)
Silvia Secco e Claudia Zironi condividono da anni la rappresentazione delle loro singolarità artistiche. Il recente progetto di poesia in dialogo, Ursprungliches Leben, è scaturito da esperienze di recital comuni che si sono tenuti nel 2017 a Messina e a Ercolano e nel 2018 a Vicenza. Le poesie di Claudia e Silvia dialogano tra di loro in sequenze multivoce, ripetizioni, silenzi, toccando temi filosofici, civili e amorosi. I versi sono accompagnati e scanditi dalle esecuzioni musicali di giovani artisti. Durante il recital viene coinvolto anche il senso della vista, mediante la proiezione dei dipinti di Martina Dalla Stella, con la quale le poete da tempo collaborano, che si unisce al “dialogo” in modo assolutamente pregnante. Dal progetto del recital è nato un “libretto di sala”, questo vero e proprio piccolo libro d’arte, firmato Edizionifolli, che raccoglie i testi di Silvia e Claudia ed è illustrato a colori con i dipinti di Martina.